“La Storia dello Sport a Salerno”: le scarpe salernitane di Baffone e mister Settembrino

di-maio-capone

I salernitanissimi Fulvio De Maio e Antonio Capone da Wikipedia

Funshopping.it - il marketplace amico dei commercianti

Continua la nostra rubrica dedicata a La Storia dello Sport a Salerno, grazie al prezioso ausilio dell’esperto di storia salernitana, Nicola Vernieri. 

La Storia dello Sport, quegli anni ’70

L’antico “catino” del Vestuti, lo ricordano bene i vecchi tifosi della Salernitana, era accompagnato da una sorte di maledizione. Dal campionato 1966-1967, l’ultimo in Serie B per la squadra granata, quello di “Montez – Munnez” ed il record negativo delle 10 sconfitte consecutive. Ogni anno o quasi si partiva con i favori del pronostico, la Salernitana era la cosiddetta “Regina della C”. Dovette, però, aspettare la bellezza di 23 anni per rompere il malefico incantesimo ed acquisire la promozione nella serie cadetta.

La maledizione del cimitero

I vecchi salernitani attribuivano la malasorte al luogo in cui sorge lo stadio. Il nome, Littorio, dava enfasi alle realizzazioni del regime fascista, anno di costruzione 1931. Sorgeva su parte dell’area dell’antico cimitero cittadino, abbandonato nel 1918 per quello allora nuovo di Brignano.

Il secondo nome del Vestuti

Nel dopoguerra, assunse il nome di stadio “Comunale”. Ufficiosamente però, dalla tragedia di Superga del “Grande Torino” del 1949, era per tutti il “Renato Casalbore”, ovvero il nome del giornalista salernitano (fondatore di TuttoSport) che vi perì. Dal 1952, infine, fu intitolato al capitano dell’esercito “Donato Vestuti”, lo sfortunato sportivo cittadino vittima nelle ultimissime ore della “Grande Guerra”, nel novembre 1918.

La Storia dello Sport a Salerno, chi era Vincenzo “Baffone” Scaleia

Dei riti scaramantici ed esorcizzanti faceva parte a pieno titolo la scarpa di “Baffone”, al secolo Vincenzo Scaleia, zi Vicienzo ‘u ferroviere. Durante le partite, degli anni ’60 e ’70 del ‘900, Baffone si muoveva con smania lungo la rete di recinzione della tribuna e, a seconda della circostanza, con costante puntualità, lanciava la sua scarpa in campo. O per dissentire dalle decisioni arbitrali, o per comunicare contrarietà alle scelte della panchina granata od anche contro quella avversaria. Al recupero della scarpa “feticcio” provvedevano pietosi raccattapalle od il buon Bruno Carmando, storico “masseur” granata, che ricaricava l’arma al mitico Baffone.

E anche quell’estate del 1975…

Quell’estate del 1975 la Salernitana non partiva con i favori del pronostico. La società, lo storico tallone d’Achille della squadra, era entrata con l’estate come sempre in crisi, il triumvirato di imprenditori, Vessa-Benvenuto-Trucillo, che gestiva la stagione precedente, si era frantumato. Nella Storia dello Sport a Salerno si ricorda anche il farmacista tifoso Amerigo Vessa da ultimo aveva mollato la mano. Prima però aveva affidato una manciata di calciatori, che non formavano nemmeno lontanamente una rosa completa, allo stagionato allenatore salernitano Rinaldo Settembrino. D’improvviso, com’è sovente accaduto nelle caldi estati sportive della città, spunta un salvatore, anzi un Pietro Esposito, imprenditore dell’autotrasporto di Milano dalle origini salernitane. L’atrio del Palazzo di Città, sede di chiusura della trattativa col nuovo proprietario, che acquisì l’incarico di Commissario, venne invaso dai tifosi. L’entusiasmo dilagò, anche a seguito di grossi movimenti di calciomercato.

L’entusiasmo e gli acquisti 

Nel giro di pochi giorni la nuova società “acquistò” importanti giocatori, tra gli altri Bonora e Stevan dall’Udinese, fresca di promozione in B; Sandro Abbondanza dal Napoli, giovane centrocampista dalla tecnica raffinata; l’esperto mediano Zoff dal Lecce, Petraz e Tinaglia dal Perugia neo promosso in A; poi Cappelletti dall’Avellino ed il mitico Miguel Vitulano (scomparso prematuramente nel febbraio 2009), poi soprannominato Sandokan dai tifosi, un bomber esotico italo argentino, divenuto in seguito bandiera del Livorno.


miguel-vitulano
Miguel VItulano al Vestuti

La reazione dei tifosi fino alla prima in casa

I tifosi passarono da un quasi certo fallimento societario alla esaltazione, si sognava. I supporter coniarono nuovi slogan e striscioni, “con Esposito si volA”. Si “staccarono” in un batter d’occhio 5mila abbonamenti, un numero record per la categoria e notevole anche in serie superiori.

Alla prima in casa con la Reggina, il 21 settembre 1975, festa del patrono San Matteo, in un “Vestuti” tutto bardato di granata e stipato in ogni settore, i tabaccai fecero affari d’oro, i pacchi di sale si sprecarono per un rituale esorcizzante la “jella e iettatuta”. Al 7′ Stevan entrò in rete con la sfera, seguito da una colomba propiziatoria, facendo esplodere e tremare il vecchio impianto. Dopo un momentaneo pareggio degli amaranto, nella ripresa, una rete del buon terzino Federico Marchi completò la vittoria. La Salernitana partì lanciatissima, con tre vittorie in quattro gare, sconfiggendo per altro il fortissimo Lecce; i salentini, quell’anno, avrebbero fatto en plain: promozione con record di punti in B, la Coppa Italia di serie C e la Coppa Italo Inglese.

Poi arrivò il Sorrento

La partita successiva si doveva incontrare il Sorrento in trasferta, ma, per aver appena sconfitto il forte Lecce, c’era massima fiducia e la convinzione che con quello squadrone si sarebbe fatto un sol boccone degli odiati rossoneri. Era rimasto del forte astio tra sorrentini e salernitani. Qualche anno prima, nel 1971, avevano scippato nelle ultime giornate, con una imbattibilità record del portiere Gridelli (1.537 minuti pari a 17 incontri, record fino al primato di 1.741 di Tarabocchia del Lecce), proprio ai granata di Pantani e soci, la promozione in Serie B. Al “Campo Italia” di Sorrento, un impianto stretto stretto, un migliaio di tifosi seguirono la Salernitana. Si stiparono nella tribuna laterale sud, tanto da farla sembrare una partita casalinga. L’allenatore Settembrino, a cui oggi è dedicato lo stadio di Fratte, complice la squalifica del forte “libero” Petraz, dovette inventarsi nel ruolo il centrocampista Tinaglia. Dovette rimaneggiare quindi la difesa.

Dalla partita con il Sorrento ad un’altra delusione

Per una mezzora tutto sembrava andare per il meglio, la squadra, sicura di sé, dominava su un Sorrento intimorito. Alla mezzora la baldanza granata venne tramortita, al limite dell’area dei salernitani, proprio sul lato dov’erano assiepati i tifosi. Un pallone aereo venne addomesticato da Nando Scarpa, bomber di razza rossonero. Scavalcando al volo con un pallonetto di tacco un esterrefatto Tinaglia, insaccò con un gran tiro nel sette, sempre senza fermare la palla, la porta di un inebetito Brustenga. Davvero un gol da cineteca quello di Scarpa rimasto impresso nella mente degli ammutoliti ed increduli tifosi granata, che tornarono in mesta carovana a Salerno, frastornati dall’ennesima delusione. La partita per la cronaca, dopo il pareggio di Abbondanza su rigore, terminò 2-1 per il Sorrento.

Dall’esonero di Settembrino alla fuga di Esposito

Scarpa, il cannoniere nativo di Lecce, si dimostrerà una vera bestia nera per la Salernitana, castigandola con una doppietta anche nel ritorno, condannandola alla sconfitta, dopo un momentaneo illusorio vantaggio con la rete su punizione del talento di Salerno Antonio Capone. La partita persa non venne digerita, l’allenatore Settembrino venne incolpato per scelte inappropriate e fu esonerato sostituito da mister x Giacomini, il quale con 10 pareggi su 11 incontri fece svanire e riporre, ancora una volta, i sogni di gloria e precipitare la squadra in una classifica anonima. Inutile dire che il carneade Esposito all’inizio della stagione successiva, come una cometa svanì così come era comparso. Non solo. Lasciò pure una consistente coda e scia di debiti. E accese le proteste dei tifosi dopo aver venduto i pezzi migliori ed il centravanti Vitulano al Livorno. Un’altra Storia dello Sport a Salerno.

Nicola Vernieri

Fonte foto:

Potrebbero interessarti anche:

SalernoSport24
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: