Stadio di proprietà: in Italia chi è proiettato nel futuro?

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Lo stadio di proprietà, la chimera italiana che all’estero è la prima forma di sostentamento, oggi, delle società di calcio. In Italia sono appena 5 gli stadi “privati”, nonostante la presenza di ben 100 club professionistici.

Stadio di proprietà, la situazione in Italia

Il calcio in Italia è sempre stato vissuto come l’abitudine della domenica pomeriggio. Così, dopo rigatoni e un abbandonante secondo a tavola, via alla corsa verso lo stadio. Poi il biglietto, un Borghetti con la sciarpa intorno al collo fino alla ricerca del posto migliore sugli spalti. Con l’impatto delle tv nel mondo del calcio gli unici a non averne però beneficiato sono stati i tifosi. In faccia al caro biglietti e a orari e giorni della settimana sempre più improbabili, non ha fatto seguito un servizio altrettanto accattivante. Il calcio è in crisi, non economico, sia chiaro, ma la gente non va più allo stadio. Il biglietto, sia chiaro, sarà forse l’ultima forma di autogestione in termini di importanza per un club. Chissà allora perché si continua a pagare.

Iniziamo quindi questo primo viaggio, questo primo capitolo, capendo prima di tutto chi è avvantaggiato da una normativa  che poi andremo ad approfondire nel prossimo appuntamento.

Quali sono gli impianti di proprietà

In Italia, come detto, sono poche le squadre che possono vantarsi di uno stadio di proprietà. Chi ha iniziato un discorso del genere, lo ha fatto con l’idea di creare una necessità che nel nostro paese fin qui non è ancora un’abitudine, vivere lo stadio 365 giorni all’anno. Un po’ com’era l’idea anticonformista del centro commerciale, oggi anche lo stadio moderno è visto un po’ in questa ottica. Oltre il lusso di esclusivi skybox, i nuovi impianti sono pensati in funzione del tifoso. E in questo ci viene in aiuto il presidente del Frosinone, Maurizio Stirpe:

«Lo stadio è stato concepito per lasciare qualcosa al territorio. È stato fatto per i tifosi, che sono poi i veri proprietari di questo impianto. Noi siamo amministratori pro tempore, i tifosi restano».  

Lo stadio di proprietà è un’idea polifunzionale, un centro commerciale di nuova concezione nel quale trovare negozi, ristoranti, uffici e, soprattutto, il museo della squadra. Molte delle squadre professionistiche italiane hanno cento anni o giù di lì: quanto avrebbero da raccontare? Iniziamo il nostro tour dalla Vecchia Signora.


  • Lo “Allianz Stadium” della Juventus meriterebbe un discorso a parte solo per il costo finale. Ma il club proprietario, i bianconeri appunto, sono uno dei più ricchi del mondo.
allianz-stadium
Capienza: 41.507
Data di apertura: settembre 2011
Costo di costruzione: 155milioni di euro

  • L’Atalanta sta vivendo il suo periodo più bello dalla sua fondazione, nel 1907. Ha appena acquistato lo stadio “Atleti Azzurri d’Italia” che nel frattempo è diventato Gewiss Stadium per un accordo commerciale. Costo dell’operazione un po’ più di otto milioni e mezzo di euro, quanto un calciatore di medio livello per la massima serie. Il primo obiettivo è stato quello di dare un settore più confortevole ai propri tifosi… una curva tutta nuova per gli ultras. Il nuovo settore è stato, infatti, inaugurato ad ottobre 2019, sei mesi dopo l’inizio dei lavori.
Gewiss-Stadium
Capienza: 21.300
Inaugurazione: 1928
Proprietario: Stadio Atalanta Srl

  • L’Udinese è una di quelle società che ha insegnato come si riesce a stare a buoni livelli in Serie A, occhio lungo sul vivaio e campioni fatti in casa. Poi ha acquistato lo stadio “Friuli”, lo ha trasformato in “Dacia Arena” con 25milioni di euro, e ora stringe un po’ la cinghia. Un passaggio dovuto per sopravvivere allo strapotere delle grandi, nel quale da un paio di anni è tra le prime a dover rincorrere la salvezza. Ma ne uscirà. Il nuovo impianto però è costruito ad hoc per i tifosi e la moltitudine di sediolini colorati fa pensare ai colori del tifo, tutti insieme.
DaciArena
Capienza: 25.132
Inaugurazione: settembre 1976
Proprietario: Udinese

  • Poi c’è il Sassuolo. Il team neroverde, nel campionato di Serie B 2012-2013, l’ultimo della compagine emiliana nel torneo cadetto, aveva una media di 4.465 spettatori per partita. Lo stadio, l’anno prima era il “Ricci”, un piccolo impianto da 4mila posti. Il signor Squinzi, ovvero mister Mapei, decise di andare in Serie A, ma serviva lo stadio. In quello storico campionato la sua squadra utilizzò quindi il “Braglia” di Modena. Nel massimo campionato italiano il club emigrò ancora, questa volta a Reggio Emilia, allo stadio “Città del Tricolore”, a 27 chilometri di distanza da Sassuolo. Oggi ha una media di 12.573 per partita, è l’ultima media della Serie A, ma 2/3 in più rispetto a sette anni fa. Nel frattempo mister Mapei ha anche acquistato l’impianto, lo ha ribattezzato “Mapei Stadium” e, oltre la sua squadra, lo dà anche in affitto.
Mapei-Stadium
Capienza: 21.525
Inaugurazione: aprile 1995
Proprietario: Mapei

  • L’ultima è il Frosinone. I leoni ciociari sono oggi in Serie B, appena retrocessi per la seconda volta dalla Serie A. Nel loro secondo campionato di massima serie in tre anni, hanno potuto sfoggiare un impianto di tutto rispetto, nonostante lo stesso fosse iniziato nel 1974. Dopo un andirivieni di lascia e piglia, dopo allungagini tutto made in Italy, lo stadio è stato inaugurato nel 2017. Nello stesso anno l’impianto ciociaro è stato tra i candidati al premio Stadium of the Year 2017 insieme ad impianti come il “Mercedes-Benz Stadium” di Atlanta, il “Lužnikidi Mosca” e il “Wanda Metropolitano” di Madrid.
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Capienza: 16.227
Inaugurazione: settembre 2017
Proprietario: Frosinone
SalernoSport24