Serie D, Agropoli: intervista al dirigente Angelo Cimadomo

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Con il campionato di Serie D sospeso per l’allarme COVID-19, abbiamo intervistato Angelo Cimadomo, dirigente dell’Agropoli.

Agropoli: intervista al dirigente Cimadomo

L’allarme Coronavirus sta mettendo in ginocchio l’Italia e pian piano il mondo intero. Abbiamo contattato in esclusiva per la nostra testata Angelo Cimadomo, dirigente dell’Agropoli, delfino doc ed ex calciatore di Napoli e Ascoli. Gli abbiamo chiesto alcune impressioni sull’allarme COVID-19 e sul progetto futuro dell’Agropoli.

Cosa pensa della situazione Coronavirus, emergenza che sta sconvolgendo l’Italia e il mondo?

«Per me è una tragedia mondiale. I responsabili sono molteplici. Purtroppo le persone vengono a mancare senza l’affetto dei propri cari e non lo si può accettare. Spero che il popolo capisca che questo male invisibile deve essere sconfitto rimanendo a casa». 

Riuscirà il calcio a ripartire? Se si come, visto che negli ultimi giorni il presidente della LND Sibilla ha dichiarato che il 30% delle società di Serie D potrebbe essere a rischio fallimento?

«Quest’anno il calcio non penso che potrà ripartire. Ci sono troppe vite da salvaguardare e il calcio per quanto possa essere un business e comunque uno sport. Riprendere con gli stadi vuoti non avrebbe nessun senso. Per quanto riguarda la questione fallimenti non mi riesco ad esprimere in maniera corretta perché ci sono tante cose da analizzare. Spero che gli organi competenti riescano a trovare una soluzione che soddisfi tutti».

Vieni da una carriera condita da due presenze in Serie A con il Napoli e tante presenze tra Serie C e Serie D ci racconti qualche aneddoto sulla esperienza calcistica?

«Il mio ricordo più bello è sicuramente il debutto in Serie A con il Napoli. Era la mia prima volta con i grandi e si giocava contro il Parma dei vari Buffon, Cannavaro, Thuram che poi vinsero la Coppa Uefa. Ricordo che ero in panchina con il mio compagno di Primavera Malafronte che si era aggregato con la prima squadra già dieci volte senza entrare in campo, per me quella partita era la prima in assoluto con la prima squadra. La mia fortuna fu che sfortunatamente si infortunò Sergio che era appena entrato e l’allenatore del Napoli che all’epoca era Giovanni Galeone visto che stavamo perdendo per 3-0 mi buttò nella mischia perché in panchina in quel momento ero l’unico centrocampista offensivo».

Da qualche mese fai parte dell’organigramma societario dell’Agropoli, che progetti ci sono per la squadra per il presente e i prossimi anni?

«La prima cosa da fare è rifondare il settore giovanile. Vorrei che ci fosse una dedizione in più per i ragazzi cilentani e per i ragazzi della provincia di Salerno. Il mio sogno, infatti, è quello di avere una squadra imbottita di calciatori locali con l’aggiunta di qualche altro innesto, sia per ammortizzare i costi e che l’Agropoli sia composta da giocatori della città e di paesi limitrofi come venti anni fa. Ricordo i vari Landi, Vaino, Vessicchio, Serrapede erano tutti calciatori di Agropoli. Spero che nei prossimi anni il settore giovanile dia una mano alla prima squadra e che diventi il fiore all’occhiello del Cilento».

SalernoSport24

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