Carlo Avallone, una vita nella scherma: “Siamo la Federazione più medagliata d’Italia”

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Torniamo a parlare di scherma e lo facciamo con Carlo Avallone, altro prodotto di una scuola salernitana, fucina di talenti nostrani. La nostra redazione l’ha intervistato in esclusiva per gli amanti della scherma.

Scherma salernitana, Carlo Avallone

SalernoSport24 torna a parlare di scherma. Dopo aver intervistato nelle scorse settimane i campioni Giampiero Pastore e Rossella Gregorio, oggi è la volta di Carlo Avallone, e nel week-end appuntamento con Claudia Memoli. 

Avallone, dalla pedana al “fischietto”

Atleta prima, arbitro poi del panorama nazionale. Avallone affronta gli inizi carriera fino al doloroso spostamento delle Olimpiadi di Tokyo. E poi ci ricorda che la scherma è lo Sport che ha dato più medaglie all’Italia a cinque cerchi.

Come è nata la sua storia nella scherma, da atleta ad arbitro?

«La storia inizia a 9 anni, quasi per caso: i campetti vicino casa, quelli del dopolavoro ferroviario, non erano più disponibili per lavori di manutenzione. Passando molto tempo in strada, cresceva l’esigenza di convogliare l’energia di un giovane ragazzo in qualcosa di positivo. Si passò, per curiosità, nella vicina palestra di scherma allo stadio “Vestuti”. I primi allenamenti, le prime amicizie e magicamente scoccò la scintilla. Agli allenamenti seguirono le gare con annessi, fortunatamente, primi titoli. Le medaglie e tanti piazzamenti che diedero un forte impulso per 10 anni di intensi impegni. Impegni che mi hanno dato modo di girare per tutta l’Italia con qualche viaggio all’estero per prove di Coppa del mondo Under-20 e trofei internazionali».

Poi l’infortunio: «All’età di 19 anni, durante il ritiro Under-20 degli Azzurrini, la Nazionale giovanile, subii un brutto infortunio che mi obbligò ad un lungo stop. Fu difficile da digerire, ma avevo già maturato da tempo in quanto impegni universitari e voglia di svagarmi avevano preso oramai il sopravvento. È qui che è avvenuto il passaggio di ruolo, non potevo più continuare con gli allenamenti. Contestualmente non avevo voglia di lasciare quell’ambiente che per tanti anni aveva “condizionato” il mio stile di vita. Quindi dalla divisa bianca sono passato alla giacca e la cravatta dell’arbitro; un passaggio non facile per me che amavo vestire comodo. La storia si è ripetuta parallelamente, le prime gare regionali, poi le gare nazionali ed, infine, il palcoscenico europeo con l’ottenimento della “qualifica internazionale C” titolo conseguito poco prima dell’interruzione dell’attività agonistica di quest’anno per l’emergenza COVID-19».

La FIS ha sospeso le attività fino al 31 agosto. Cosa ne pensa?

«Decisione pienamente condivisibile. Impossibile in questa fase pensare di riprendere l’attività sportiva in sicurezza ed impossibile pensare di poter recuperare durante il periodo estivo. Con le alte temperature e con la divisa addosso sarebbe un rischio per la salute degli atleti. La speranza è ripartire veramente a settembre, solo il tempo e l’attenzione da parte di tutti potrà darci informazione effettive o comunque maggiormente vicine alla realtà».

Olimpiadi rinviate. Come impatterà sul movimento della scherma, sugli atleti e giudici di gara?

«Per uno sport impropriamente considerato “minore” come la scherma, soprattutto nel nostro Paese, le Olimpiadi sono la più grande vetrina per rendere conosciuta questa pratica. I nostri atleti, storicamente, hanno sempre rimpinguato il medagliere azzurro ponendo l’accento al grande lavoro di tutti gli stakeholder impegnati: dai maestri ai dirigenti, passando per la classe arbitrale e tutti gli iscritti alla Federazione italiana scherma. Importante sarà mantenere alta la concentrazione in vista di questo impegno così importante e, ricordo a tutti, che si parla di sacrifici che possono sembrare di un quadriennio ma che spesso riguardano una buona parte di vita. La Federscherma è la Federazione più medagliata d’Italia all’Olimpiade e come tale si presenterà a Tokyo nel 2021».

La classe arbitrale come sta reagendo?

«Il GSA (Gruppo Schermistico Arbitrale) ha deciso di porre in essere dei corsi di aggiornamento per tutti gli arbitri nazionali ed internazionali in modo da continuare nello sviluppo di questo gruppo. Prendendo spunto, anche in ambito campano, si è deciso di dare manforte ai giovani aspiranti arbitri organizzando dei corsi di aggiornamento. Con l’aiuto di Giuliana Bellizia e Davide Comito, dopo l’assenso del presidente del Comitato Regionale campano, Matteo Autuori, e con l’aiuto del delegato regionale della GSA, Marco D’Acunti, abbiamo organizzato cinque incontri di quattro ore ciascuno, utilizzando delle piattaforme di teleconferenza. Obiettivo di queste sedute è il miglioramento e l’aggiornamento dei giovani arbitri che dovranno sostenere l’esame per ottenere la qualifica regionale e quelli che da poco l’hanno ottenuta. Studio approfondito del regolamento, ricostruzione di stoccate alle 3 armi, gestualità e gestione del campo gara. In un momento così difficile per tutti, c’è sembrato il minimo cercare di proseguire le attività, anche se “solo” a livello didattico. In bocca al lupo a tutti e facciamo attenzione!».

SalernoSport24
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