Salernitana: Sette anni senza “la Freccia del Sud” Pietro Mennea

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Ricorre oggi il settimo anniversario della scomparsa di Pietro Mennea, grande atleta italiano ed ex direttore generale della Salernitana dal febbraio 1998 al gennaio 1999.

“La Freccia del Sud” Pietro Mennea… con la Salernitana nel destino

Ci sono numeri che entrano nella storia dello sport e che, soprattutto, rimangono scolpiti per sempre. Due di questi sono, senza dubbio, 19 e 72. Sono i numeri del record di Pietro Mennea nei 200 metri, stabilito il 12 settembre 1979. Record stabilito alle Universiadi di Città del Messico, con pochi spettatori testimoni di un evento che stupì milioni di persone e che ha continuato a farlo in questi 41 anni. 19 e 72 è l’orgoglio di Pietro Mennea da Barletta, la “Freccia del Sud”. Un atleta e un uomo testardo, spesso duro e complicato, ma con una voglia di arrivare, di sapere e di cultura che ha soddisfatto mischiando l’oro olimpico, il record del mondo, le medaglie mondiali ed europee, ma anche 4 lauree e una vita di lavoro instancabile come avvocato, politico e saggista. Un record del mondo durato ben 17 anni prima della venuta di Michael Johnson prima e del fenomeno Usain Boilt poi. Il leggendario corridore giamaicano è l’attuale detentore del titolo col tempo di 19 e 19… quasi uno scherzo del destino.

L’incontro con Aliberti e l’incarico da direttore generale della Salernitana

Mennea aveva un legame forte con Salerno. Nel 1967, infatti, sulla pista del vecchio “Vestuti”, ottenne sui 250 metri il suo primo record italiano allievi in un campionato organizzato AICS, l’Associazione Cultura e Sport. Un record che, come ricoderà spesso in seguito, ottenne dopo “aver mangiato tre piatti di pasta al forno”.

A Salerno tornò nel febbraio del 1998 quando l’allora presidente della Salernitana, Aniello Aliberti, gli volle affidare l’incarico di Direttore Generale. «Lo conobbi a Roma e mi piacque subito – ricorda l’ex patron – mi stupì la sua grande umiltà oltre che la competenza sportiva. Gli dissi: vuoi provare a darci una mano con la Salernitana? Lui accettò subito e così cominciammo». Già, perché Pietro Mennea, oltre ad essere un grande uomo di sport, era un classico “uomo del fare” in tutti i sensi. E proprio per questo si trovò a disagio nel mondo del calcio. Lui, che era abituato al lavoro solitario, si ritrovò catapultato nello show mediatico pallonaro che a lui dava non poco fastidio.

Mennea a Salerno si dedicò soprattutto all’impiantistica, seguendo il progetto relativo ad una sorta di Salernello che sarebbe dovuta sorgere nel comune di Giffoni Valle Piana, più precisamente a Castel Rovere, e poi alla formazione nel management dello sport. «Innanzitutto la Salernitana è una squadra del Sud, e io vengo da una città che è più a sud ancora di Salerno»– disse Mennea il giorno della sua presentazione in “pompa magna”. Dopo appena 11 mesi trascorsi da direttore generale della Salernitana, conditi da una storica promozione in massima serie e la tragica retrocessione nella stagione successiva, Mennea lasciò il suo incarico. Un allontanamento volontario deciso per il bene della squadra che stava attraversando un momento difficile. Ma soprattutto perchè, come rivelò Aliberti, «un uomo come lui non poteva andare d’accordo col meccanismo del calcio. Non era soltanto un campione immenso, un monumento dello sport italiano, ma era un grande uomo che voleva cambiare il sistema e aiutare i giovani».

SalernoSport24
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