Quel… Sentimento Granata: la Salernitana 2000 nei ricordi di Marco De Martino

Quello che ha fatto Sentimento Granata ai tifosi della Salernitana. I ricordi sono la parte più bella di un compleanno da festeggiare, come 100 anni di storia

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sentimento granata
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Un sentimento, quello granata. Giorni passati a rincorrere le notizie, questo è quello che fa un giornalista… quasi al pari di un avvocato che rincorre ambulanze. Oggi, e con la possibilità imposta di guardarci dentro, ricordiamo qualcosa di vecchio, ma attualissimo. 

Sentimento Granata… Marco De Martino

Lo spazio dedicato ai giornalisti che seguono Sua Maestà, grazie alle storie di Sentimento Granata, oggi si colora di una nuova storia da raccontare, quella di Marco De Martino. Il giornalista salernitano è il frontman delle maggiori interviste ai protagonisti della Salernitana sul noto giornale Cronache del direttore Tommaso D’Angelo.

La storia vista dal punto di… Marco De Martino

marco-de-martinoCoraggio, onore, appartenenza. Ed, a volte, storia. Tutto questo è il capitano della Salernitana.  Quando indossi quella fascia contrassegnata dalla “C” che cinge l’avambraccio sinistro, ti trasformi, specie se la tua maglia è granata ed il tuo simbolo è l’ippocampo. Tiri fuori energie che non hai, ti carichi sulle spalle i compagni, trascini il pubblico verso l’impensabile.  Quella semplice fascia racchiude l’essenza di ogni calciatore. È un traguardo per chi, fin da bambino, sogna di essere sul rettangolo verde.

C’è chi la conquista grazie al suo carisma, come Agostino Di Bartolomei. Due anni, solo due, per diventare uno dei capitani leggendari della Salernitana. La sua loquacità fuori dal campo è inversamente proporzionale al peso specifico che ha in campo. Ago riesce a trascinare una squadra normale verso la vittoria di un campionato storico e non solo grazie quel gol realizzato sul campo spelacchiato di Brindisi in un caldo pomeriggio di fine maggio.

Il silenzio del capitano

Nello spogliatoio, con poche parole, riesce a motivare i suoi ed a condurli all’impresa da leggenda. Un po’ come Roberto Breda. Tanti silenzi, altrettanti fatti. Un istante, al minuto ’76 del derby del “Partenio”, impresso a fuoco nella storia granata. Una militanza lunga, impreziosita da due promozioni che conducono la Salernitana dall’inferno della serie C al paradiso della massima serie nel giro di un lustro. E poi dalla classe con la quale interpreta il ruolo di regista, dalla correttezza con la quale affronta gli avversari e da una signorilità che lo contraddistingue in un mondo troppo spesso finto e vacuo.

Da Ansaloni a Rossi, c’è sempre Ferrara

A collegare Agostino Di Bartolomei e Roberto Breda c’è un altro capitano leggendario, Ciro Ferrara. Che con l’uno ha condiviso il trionfo dell’1989-1990 e con l’altro l’Apoteosi del 1997-1998. Dieci anni per fare la storia della Salernitana passando dall’essere cursore tuttofare nell’undici di Giancarlo Ansaloni a difensore centrale esperto e navigato nella compagine di Delio Rossi. A congiungere il tutto un unico filo conduttore, l’amore per la maglia granata ed il rispetto per il suo popolo che, dopo centinaia di battaglie con la fascia al braccio, ancora lo stima e lo rispetta.

Un capitano di Mariconda

A raccogliere il testimone di recordman e di capitano della Salernitana è Luca Fusco. Cresciuto proprio grazie alla guida di Ciro Ferrara nel 1997-1998, il salernitano di Mariconda passa dall’essere il timido esordiente che si scusa con l’icona Paolo Maldini durante l’esordio casalingo in serie A della Salernitana contro il Milan, al combattente mai domo che prende per mano ed accompagna di nuovo in B la sua squadra nel 2007-2008.

O capitano! mio capitano! …Giovanni Pisano

Giovanni Pisano è però il mio capitano. È l’8 novembre del 1992 quando faccio la sua conoscenza. È appena arrivato dal Foggia ma, nonostante una caterva di gol tra i dilettanti siciliani, è sconosciuto ai più. Giuliano Sonzogni lo lancia nella mischia subito, contro la corazzata Palermo. Io sono lì, in curva, ma i riflettori sono tutti sull’altro esordiente, il colpo del mercato autunnale granata, quel Vladimiro Caramel che, invece, ironia della sorte, si rivelerà una meteora. Bastano venti minuti a Pisano per entrare nel mio cuore. Segna, poi tocca a Caramel e, nella ripresa, firma ancora lui il tris. Quel giorno inizia il suo cammino granata, fatto di gol straordinari, vittorie da antologia, sconfitte amare ma, sempre, da prestazioni coraggiose. Da vero capitano.

E Johnny gol ci arriva ad indossare quella fascia, ma il destino è contro di lui. All’alba della stagione 1995-1996, quella della riscossa dopo il dramma sportivo vissuto a Bergamo, si rompe il crociato. Mi casca il mondo addosso. Ci vogliono cinque lunghi mesi per rivederlo. Sarà ancora lo stesso? Sarà ancora Johnny gol? Torna nel derby con l’Avellino allo stadio “Arechi”, finito a reti inviolate. Passa un altro mese. È il 6 aprile del 1996. La Salernitana, alla vigilia di Pasqua, riceve la Reggiana di Carlo Ancelotti e dell’ex Pietro Strada in una sorta di spareggio promozione.

I granata ci provano, il bunker emiliano tiene. Colomba si gioca la carta Pisano. Minuto 87’: Cudini converge da destra e scodella in mezzo, Pisano c’è. L’Arechi esplode, io piango di gioia. O capitano! mio capitano! 

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