Mario Corso e Pierino Prati, le due facce del calcio romantico che non esiste più

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Mario Corso e Pierino Prati se ne sono andati a pochi giorni di distanza l’uno dall’altro, la stessa faccia di un calcio romantico che non esiste più. Un modo di vivere il calcio che oggi potremmo solo sognare.

Corso e Prati, la stessa faccia del calcio romantico

Il giorno dopo ci si sveglia ancora una volta più malinconici. Una malinconia legata ai ricordi, quelli di un calcio che non rivedremo mai. Il periodo storico, che l’Italia sta vivendo, già non è dei migliori. Poi perdere in un sol colpo due dei maggiori talenti che l’Italia ha abbia visto, è un colpo al cuore. Tant’è… la gente passa, ma le gesta restano, scolpite come pietre miliari in proprio quel che il calcio ha saputo trasmettere. E a pensarci oggi, vedendo la desolazione del calcio italiano, del calcio patinato, vine da pensare che non sia stato colto il messaggio.

E si parla proprio di pietre miliari quando si pensa a Corso e Prati. Milano. Inter e Milan. Tra il ’63 e il ’65 la coppa dalle grandi orecchie era un affare dell’Inter di Herrera. Poi arrivò Pierino, tornato dal prestito alla Salernitana dove aveva vinto il campionato di Serie C. Prima Una Coppa delle Coppe, e poi si prese il resto della scena europea e internazionale. Milano era sua. Un breve ed intenso periodo.

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ph: internet

Uomini stoici

A vederli oggi, in una foto in bianco e nero, la prima cosa che passa per la testa è “Uomini con i peli sulle gambe”. Un tentativo maldestro di imitare un modo di dire che dia la dimensione e la caratura di cos’è un calciatore di quei tempi. Sicuramente quella Milano, divisa tra tra nerazzurro e rossonera, rappresentava il meglio che il calcio italiano potesse esprimere. Non solo abilità tecniche, quanto di profondo rispetto per l’avversario, e per la storia – proprio come quei calzettoni abbassati di Corso, il suo personale tributo verso Omar Sivori. Erano entrambi poi il segno del cambiamento dei tempi, nel nuovo che avanza come Prati, immerso negli anni ’70, ma altrettanto desideroso di vincere.

Una storia, anzi due che arriva dalla periferia: l’Audace SME per Corso, e la Salernitana per Prati. E ritrovarsi là, nella Scala del calcio. Il Tempio. Oggi, quello che rimane è una foto in bianco e nero di due campioni, e la malinconia che tempi così non torneranno più.

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SalernoSport24

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