Gerardo Soglia: “Mio padre subì attacchi strumentali da una certa parte di stampa”

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Le parole di Gerardo Soglia, figlio dell’indimenticato “presidentissimo” Peppino, nel corso della trasmissione Destinazione Arechi su Radio Castelluccio. Programma condotto da Francesco Di Pasquale e Lino Grimaldi Avino della redazione di SalernoSport24.it.

Destinazione Arechi su RCS75: ospite Gerardo Soglia

Questa mattina, nel corso del programma Destinazione Arechi, in onda tutti i sabato alle ore 12 sulle frequenze di Radio Castelluccio (FM 103.2 E 92.8), sono intervenuti Gerardo Soglia e l’addetto stampa del club “Mai Sola” Saturnino Mulinaro. Ecco uno stralcio della video intervista al figlio del compianto “Don Peppino”.

Il ricordo sulla promozione del ’90

«Quella può essere definita come la promozione delle promozioni. Certamente non è la più importante, ma è quella arrivata dopo una lunga sofferenza durata ben 24 anni e che sembrava non voler arrivare mai. Si può dire che fu un anno che, ad ogni modo, determinò la svolta per la storia della Salernitana. Ha rotto il cosiddetto incantesimo che aveva avvolto la squadra. In più, a differenza di oggi, la Salernitana aveva un presidente tifoso, forse uno degli ultimi di tutto il calcio italiano. Uno degli ultimi baluardi di un calcio passionale e per certi versi eroico che ora non esiste più. Sono passati 30 anni da quella promozione, eppure sembra ieri. Se ancora oggi tutti la ricordano con grande piacere, vuol dire che ha avuto, ha ed avrà sempre un significato importante».

Le emozioni vissute da Peppino Soglia al fischio finale contro il Taranto

«Ciò che mi resterà sempre è la gioia e le lacrime di mio padre al fischio finale contro il Taranto e di tutta la mia famiglia, tutto il resto passa, compresi alcuni strascichi negativi. La felicità di mio padre non era certamente da presidente, ma da primo tifoso della Salernitana. Ha vissuto tutto il periodo al timone della squadra in questo modo, e sfido chiunque a dire che non è stato così. Ricordo che fu criticato perché una volta disse: “La Salernitana è come se fosse mia figlia”, ma era ovvio che quella frase era una dimostrazione di attaccamento viscerale e di grande passione. Di certo non si può paragonare la famiglia ad una squadra di calcio. Anch’io considero la Salernitana come una sorella, ma dicendo ciò non credo di fare un torto a mia sorella».

Le critiche strumentali, a detta di Gerardo Soglia, all’indirizzo di Peppino Soglia dal giorno del ritorno in B

«Dal giorno del ritorno in B, mio padre subì una serie di attacchi strumentali da una certa parte di stampa probabilmente vicina all’ex ministro socialista Carmelo Conte. Secondo loro mio padre non aveva i mezzi economici per portare avanti un discorso ambizioso. Atteggiamenti e critiche che in primis causarono le contestazioni dei tifosi, e successivamente la non presenza di mio padre allo stadio praticamente per tutto il campionato. A mio parere, il suo allontanamento, anche se soltanto fisico, dalla squadra fu determinante anche per la retrocessione. Salerno ti dà tanto ma, allo stesso tempo, ti toglie anche tanto e, come nel caso di mio padre, tutto, perchè l’anno successivo fu costretto a cedere la società. Lui ha sempre cercato di scegliere per il bene della Salernitana, come pure quando scelse di vendere la società a Casillo, da cui poi partì il ciclo glorioso che tutti ricordiamo».

Il pensiero su Lotito

«Lotito è uno che, a prescindere da tutto, sa fare calcio e lo sa fare anche bene. Sicuramente non sarà emozionalmente coinvolto e coinvolgente come mio padre, ma garantisce stabilità economica e buoni risultati sportivi. Certo, anche a me piacerebbe vedere un presidente “portato a spalle” sotto la curva a festeggiare con i tifosi, ma oggi il calcio vive sugli interessi economici. A prescindere, Lotito è una garanzia, meglio lui di tantissimi altri. Per certi versi lo capisco perché anch’io ho avuto un’esperienza da presidente in una città (Pescara) in cui non ero amato, anzi, ero visto addirittura come il nemico per aver sempre dichiarato di essere tifoso della Salernitana. A quel punto, poi, diventa complicato. Tra l’altro, ogni volta che assistevo ad una partita a Pescara, la mente ritornava sempre a quando, in quello stadio, Marulla ci mandò in C. Dovevo prevedere che quella storia non sarebbe mai stata a lieto fine».

La diretta social di Destinazione Arechi

SalernoSport24

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