Barbarisi: “Sono fiero di aver fatto parte della rinascita del calcio salernitano”

Barbarisi
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Intervista ad Adriano Barbarisi, ex calciatore “blaugrana” protagonista della rinascita del calcio a Salerno dopo il fallimento della Salernitana dell’allora patron Antonio Lombardi.

Adriano Barbarisi: il blaugrana nella mente e il granata nel cuore

Cresciuto nelle giovanili della Salernitana dell’allora patron Lombardi, Adriano Barbarisi è stato uno dei protagonisti della rinascita del calcio salernitano. Componente dell’insolito quanto, per certi versi, controverso Salerno Calcio, Barbarisi ebbe un ottimo impatto. Con le sei presenze da titolare ad inizio stagione, che tra l’altro destarono un’ottima impressione, l’ex attaccante blaugrana sembrava destinato a diventare un punto fermo della squadra guidata da Carlo Perrone. Auspici che, purtroppo, non ebbero conferma nei mesi successivi, in cui riuscì a racimolare soltanto alcuni spezzoni di gara. Di lì poi, un lungo peregrinare nelle serie minori e un talento cristallino mai sbocciato del tutto.

Salve Adriano. Innanzitutto, come stai vivendo questo momento di “reclusione forzata”?

«Già, si tratta proprio di una reclusione forzata. Purtroppo è un momento difficile per tutti, ancora di piu per chi come me, ogni giorno, va al campo ad allenarsi e a condividere con il suo spogliatoio metà della propria vita».

Stai seguendo la Salernitana? Come giudichi il campionato dei granata fino alla sosta?

«In realtà, mi è capitato di vedere poche partite della Salernitana ma, confrontandola con le altre squadre , penso fortemente che potrebbe fare molto di più. In serie B, tolto il Benevento che sta è un gradino sopra le altre, a mio avviso poche sono le squadre con un organico più forte della Salernitana. Però, si sa, nel calcio ci sono tante altre componenti che rendono “forte” una squadra».

Hai fatto parte della rinascita del calcio a Salerno con l’istituzione dell’allora tanto discusso Salerno Calcio. Che ricordo hai di quella esperienza?

«Aver fatto parte della rinascita della Salernitana, per me che sono nato a Salerno, vivo nella provincia di Salerno, e ho giocato nelle giovanili della Salernitana, è stata sicuramente un’emozione unica e indescrivibile».

Com’è per un salernitano giocare a Salerno?

«Giocare a Salerno, lo dicono in tanti, non è mai stato facile. È una piazza molto calorosa ed è normale che un giocatore deve convivere con i momenti belli e i momenti brutti che questo sport riserva. Abbiamo visto negli anni che chi ha fatto bene a Salerno, nella maggior parte delle volte, ha fatto bene anche nelle altre piazze. Questo deriva sicuramente da un ambiente che ti forma professionalmente a gestire sia le vittorie che le sconfitte. Un aspetto che, nel calcio, è fondamentale».

Hai qualche rimpianto legato alla tua esperienza in “blaugrana”?

«In verità, non ho rimpianti di quell’anno, anzi… Direi che per me è stato un anno di formazione perché mi ha dato modo di poter capire come si ragiona e come si vive da calciatore. Eravamo in Serie D, ma era come se fossimo una squadra professionistica. Poter convivere, così da vicino, con calciatori affermati, è una cosa che non ha prezzo».

Ora sei svincolato. Quali sono i progetti futuri?

«Ritornando alla questione Covid-19, penso fortemente che parlare di futuro sia prematuro. Dobbiamo, prima di tutto, vincere questa partita. Il segreto è quello di rimanere uniti e compatti, aiutando sempre il “compagno”. In questo momento siamo in svantaggio, ma sappiamo bene che le partite durano 90 minuti. Dai che la vinciamo!».

SalernoSport24

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