Andrea Ivan: “Ricordo i miei tre anni a Salerno come se fosse ieri”

Andrea Ivan
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Intervista ad Andrea Ivan, ex estremo difensore, tra le altre, di Salernitana e Pescara. Compagini che, domenica prossima, si troveranno ancora una volta una di fronte all’altra allo stadio “Adriatico”.

Andrea Ivan e la Salernitana, amore a prima vista

Giunto a Salerno nei cosiddetti “anni d’oro”, Andrea Ivan ha certamente lasciato un ottimo ricordo tra i supporter della squadra del Cavalluccio. Riserva di Balli prima, e di Lorieri poi, Ivan ha collezionato in tutto 15 presenze in campionato in 3 stagioni, ma quanto basta per entrare nel cuore dei tifosi. Indimenticabile il suo esordio in massima serie datato 21 febbraio 1999 quando, sullo 0-0, parò un rigore ad un certo Hernan Crespo, mandando in visibilio i 45mila dell’Arechi. Un match, a detta sua, ben impresso nella mente dell’ex pipelet fiorentino, rimasto legato ad una piazza che lo ha lanciato nel calcio che conta. In qualità di doppio ex della prossima sfida tra Pescara e Salernitana, lo abbiamo raggiunto telefonicamente per ricordare i momenti più significativi vissuti in entrambe le piazze.

Ciao Andrea. Domenica all’Adriatico si affronteranno Pescara e Salernitana, due squadre che hanno fatto parte del tuo passato. Che ricordi hai di quelle esperienze?

«Certamente si tratta di due esperienze molto diverse. A Pescara sono stato un solo anno in cui, tra l’altro, siamo retrocessi dalla B alla C. Fu una stagione travagliata che, in tutta onestà, non ricordo con piacere. L’esperienza di Salerno, invece, ha inciso positivamente sulla mia carriera. Ho trascorso 3 anni indimenticabili. Per quanto mi sono rimasti impressi nel cuore e nella mente,mi  sembra sia passato un solo giorno da allora».

Le due compagini attualmente sono appaiate in classifica e si trovano ad un punto dai play-off. Come giudichi i due organici? Credi possano lottare per posizioni di vertice?

«Certamente sono due organici di valore che possono scalare qualche posizione in classifica, sebbene siano, probabilmente, meno attrezzate di altri. C’è da dire che la Salernitana, se riesce a coinvolgere i tifosi “sudando la maglia”, ha una marcia in più. A Salerno abbiamo fatto grandi campionati grazie anche all’apporto di un pubblico splendido. Oltre ad essere un grande gruppo di calciatori, eravamo un tutt’uno con ambiente e tifosi». 

Facciamo un tuffo nel passato. Hai difeso la porta della Salernitana negli anni d’oro esordendo in massima serie all’Arechi contro il Parma in cui, tra l’altro, hai parato un rigore ad un “certo” Hernan Crespo. Che ricordo hai di quella partita?

«Beh, quella è stata LA partita della mia carriera. L’unico rammarico è il risultato. Giocammo una grande gara e non meritammo di perdere. Il Parma aveva in campo calciatori del calibro di Buffon, Thuram, Cannavaro, Chiesa, Crespo e tanti altri. Era una squadra piena zeppa di nazionali e noi, piccoli calciatori, li mettemmo in grossa difficoltà pur non riuscendo a portar via neanche un punto. Quella partita non potrei mai cancellarla dalla testa».

Qual è il ricordo più bello legato alla tifoseria granata?

«Di ricordi della tifoseria granata ne ho a iosa. Ad esempio, quando parai il rigore a Crespo e tutti gridarono il mio nome, oppure di quando mi dedicarono il coro “Chiudila sta porta”. E ancora, ricordo tutte le coreografie allo stadio e gli striscioni esposti in città a fine campionato quando raggiungemmo la promozione. Impossibile sceglierne uno in particolare, ho troppi ricordi indelebili che mi porto dietro. Ripeto, mi sembra come se tutto fosse accaduto ieri. Ho vissuto 3 anni bellissimi ed intensi che porterò per sempre nel cuore».

Dal punto di vista del tifo, per usare un eufemismo, oggi a Salerno si sta vivendo un periodo non propriamente positivo. Cosa ci vorrebbe, a tuo avviso, per ricomporre il muro granata di un tempo?

«Innanzitutto, ci vorrebbero i risultati. A prescindere da questo, però, credo che i calciatori di oggi debbano tornare a vivere appieno le città ed i tifosi. Noi eravamo calciatori umili che parlavano alla gente, che andavano in giro in centro tranquillamente e si confrontavamo quasi quotidianamente con i tifosi. Una delle cose di questo calcio che deve assolutamente cambiare è il rapporto tra calciatori e tifosi. I calciatori sono esseri umani come quelli che la domenica vanno allo stadio ad incitarli, in più si divertono giocando, quindi sono privilegiati in tutto e per tutto». 

Oggi, invece, di cosa si occupa Andrea Ivan?

«Sono il preparatore dei portieri dello Sporting Arno, una piccola squadra di Firenze dove sono cresciuto. Cerco di far capire ai giovani cosa vuol dire essere calciatori e di trasmettere la mia esperienza accumulata negli anni. Tutti pensano che sia un mondo bellissimo trascurando, a volte, le problematiche che possono venir fuori. In più, sempre allo Sporting Arno, curo la scuola calcio di oltre 150 bambini, che cerco di trattare come se fossero i miei figli».

Quali sono gli obiettivi futuri?

«Beh, diciamo che continuerò a dedicarmi alla famiglia come sto facendo da quando ho smesso di fare il calciatore».

Pescara-Salernitana si avvicina. Qual è il tuo pronostico?

«Non so come andrà a finire, ma di sicuro tifo Salernitana tutta la vita. Ad ogni modo, credo che i granata possano espugnare l’Adriatico».

Grazie Andrea. Ti va di mandare un saluto ai tifosi granata?

«Un grosso in bocca al lupo  a tutti i tifosi granata. Spero di tornare presto a Salerno. Ultimamente sono venuto a salutare un amico e ho trovato la città molto migliorata rispetto a quando c’ero io, e questo mi riempie di gioia. Un grossissimo abbraccio a tutti. Vi porto nel cuore».

SalernoSport24