Alberto Bianchi: “Obiettivo della società è crescere sotto tutti i punti di vista”

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Alberto Bianchi | ph: Bruno Maffia

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Alberto Bianchi, dirigente della Salernitana, non nasconde problematiche relative allo stop dei campionati giovanili sia per i ragazzi e il loro sviluppo che per la gestione una volta effettuata la ripresa dei tornei.

Bianchi: “Si sta cercando di dare una territorialità alle giovanili”

Nel settembre del 2015, appena appeso gli scarpini al chiodo, Alberto Bianchi entra nell’entourage granata diventando il nuovo direttore tecnico del settore giovanile e della scuola calcio. Un lavoro, il suo, alla ricerca di giovani talenti ma soprattutto la costruzione di una continuità di tutto il settore giovanile che possa trasmettere qualche talento anche alla prima squadra. Raggiunto telefonicamente, Bianchi ha evidenziato anche il problema dello stop di tutte le competizioni giovanili.

Alberto Bianchi si aspettava un inizio così positivo dei granata?

«Siamo solo all’inizio questo è un torneo particolare dove tutto è ancora in divenire. Siamo partiti bene abbiamo avuto solo questo intoppo nella partita di Ferrara. Aspettiamo dopo Natale per capire il reale valore nostro e di tutte le squadre perché è un campionato anomalo condizionato da tutto quello che è, purtroppo, la situazione attuale dovuta al COVID-19. La Serie B poi è sempre un campionato particolare, quest’anno più che mai quindi è tutto in divenire non ci si può esporre adesso nel bene e nel male».

Se Ventura ha messo un primo tassello riguardo le giovanili, con le convocazioni di alcuni giovani, questo percorso può continuare anche con Castori?

«Non è un obiettivo degli allenatori ma deve essere un obiettivo della società quello di crescere sotto tutti i punti di vista. Piano piano si sta cercando di accompagnare dei ragazzi all’esordio verso palcoscenici importanti e diventare qualcuno restando in pianta stabile nella prima squadra. Bisogna fare dei percorsi, quello di crescere che sia giovanili, Primavera e prima squadra. Magari fare qualche esperienza in prestito in società di Serie C importanti per testarli bene per il futuro della Salernitana. Alcune soluzioni sono soprattutto in base ai ragazzi. C’è chi ha più bisogno di fare un’esperienza fuori e alcuni che hanno più bisogno di stare a contatto con la prima squadra».

Un fiore all’occhiello del lavoro del settore giovanile granata è stato Mattia Novella. Di recente ha vissuto anche l’esperienza della convocazione in prima squadra con la Lazio: il suo lavoro e quello di Calaiò serve per gettare le basi di un sempre più consolidato settore giovanile?

«Sicuramente è un aspetto ancora da migliorare, ci si sta lavorando su questo, visto che negli anni non sono stati fatti investimenti come magari può succedere a società come l’Atalanta. Si sta cercando di dare una territorialità, il più possibile.  Siamo convinti che in Campania ma anche Salerno e la sua provincia, ci possano essere dei ragazzi che possono togliersi delle soddisfazioni. Ogni tanto c’è qualche polemica perché qualche ragazzo nostro va alla Lazio ma sono sicuro che se fosse andato al Milan o alla Roma non ci sarebbe stata nessuna polemica. Se qualche nostro ragazzo riesce ad andare in Serie A come Mattia per noi è una soddisfazione. Non decidiamo noi dove destinare i giocatori ma sono loro che devono farci vedere dove possono competere».

L’acquisto in prestito di Michele Riosa e Lorenzo Panariello, rispettivamente da Lazio e Bologna, è dovuto ad un attento lavoro di scouting?

«Ci sono dei rapporti, qualcuno si conosce e si prendono questi giocatori che secondo noi possono fare al nostro caso anche per valutarli ed eventualmente valorizzarli anche perché nell’ultimo periodo i campionati giovanili si sono fermati e quindi non si aveva una valutazione completa di essi. Abbiamo valutato l’opzione del prestito per permettere agli stessi di vivere Salerno e vederli più vicino per vedere, se, a fine anno, sono giocatori che possano fare al caso nostro».

Questo stop, appunto, dei campionati giovanili, secondo lei, può rappresentare una difficile condizione di sviluppo e di valutazione dei giovani calciatori?

«Sicuramente c’è stato un freno per la crescita dei ragazzi, ma non adesso, anzi, già dalla prima situazione di emergenza sanitaria. È da marzo dello scorso anno che si sta fermi, ormai si è lavorato relativamente poco purtroppo. Sono convinto che fino all’inizio del 2021 i campionati giovanili faticheranno a riprendere. Purtroppo ci rendiamo conto quotidianamente della problematica che vive il nostro Paese. Se in un anno ci sono solo tre o quattro mesi di lavoro indubbiamente ci saranno problematiche anche sullo sviluppo. Condizione e valutazione dei giovani atleti anche. In questo momento le priorità sono altre come la salute pubblica ma se i ragazzi stanno otto mesi fermi su dodici la condizione ne risente».


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