Manolo Pestrin: “Ringrazio i tifosi per avermi dato una seconda opportunità”

Manolo-Pestrin

Esperienza dai due volti, quella di Manolo Pestrin alla Salernitana. Da “senatore” indigesto e criticato a capitano con pieno merito della squadra. Intervista ad un altro doppio ex della prossima sfida tra Salernitana e Frosinone. Viaggio tra i ricordi dell’ex centrocampista granata, protagonista della promozione in Serie B nella stagione 2014-2015.

Manolo Pestrin, il faro del centrocampo

Gioca come Zidane, picchia come Bruce Lee, il suo nome è Manolo Pestrin… un coro, cantato per anni dai tifosi del Cesena, che lascia poco spazio all’immaginazione. Pestrin è stato un calciatore completo, che ha fatto della cattiveria agonistica il suo segno distintivo. Nato a Roma nel 1978, cresce nelle giovanili della Lazio che, nel ’93, lo gira in prestito al Monterotondo, dove debutta in Serie D tre anni più tardi. Nel 1997 esordisce tra i professionisti nella fila del Castel di Sangro, neopromosso in Serie B. In Abruzzo, tra B e C1, colleziona 42 presenze e un gol in 3 stagioni, prima di trasferirsi al Lanciano nel 2000, dove scende in campo in 71 occasioni tra C2 e C1. Nel 2003, dopo una fugace esperienza in Serie B al Palermo, passa di nuovo in C1 al Cesena. In maglia bianconera Manolo Pestrin trascorre, presumibilmente, le annate migliori sotto tutti i punti di vista. In Romagna conquista una promozione in B al primo tentativo nel 2003-2004 e gioca stabilmente da titolare nelle successive due stagioni. Prestazioni che valsero la chiamata dalla Serie A del Messina nel gennaio 2007. In maglia giallorossa, disputa 16 partite in 6 mesi in massima serie.

Gli anni in granata e… la voglia di non smettere

Nel 2008 firma un biennale con la Salernitana in Serie B. In una stagione e mezzo, disputa 48 gare condite da 2 reti. Nel gennaio 2010, passa in prestito con diritto di riscatto al Torino, in cui contribuisce alla promozione in A dei granata piemontesi. L’anno successivo, dopo il mancato riscatto da parte del Toro, ritorna alla Salernitana con cui scende in campo 13 volte prima di essere ceduto a titolo definitivo al Frosinone nel gennaio 2011. Dopo alcune esperienze in Lega Pro con le maglie di Cremonese, Carrarese ed Ascoli, nel 2014 ritorna alla Salernitana accolto dallo scetticismo generale. Capace di riconquistare i tifosi a suon di prestazioni importanti, in maglia granata ottiene una promozione in B con la fascia di capitano al braccio. Rimane anche nella stagione successiva, contribuendo alla salvezza arrivata nella finale play- out contro il Lanciano. Chiusa definitivamente l’esperienza a Salerno, nel 2016 si trasferisce alla Paganese in Lega Pro . Nell’estate 2017 si accorda con il 3 Fiori, squadra di San Marino, con cui debutta nei preliminari di Europa League nell’estate successiva. Attualmente, a 40 anni suonati, è svincolato ma, a quanto pare, non ha ancora nessuna intenzione di appendere gli scarpini al chiodo, come ci ha riferito nel corso dell’intervista.

Ciao Manolo. Nel prossimo turno la Salernitana affronterà il Frosinone. In qualità di doppio ex, a tuo parere, come finirà?

«Sarà difficile per entrambe. La Salernitana sta facendo bene, mentre il Frosinone resta, sulla carta, una squadra attrezzata per fare un campionato importante. Spero che la Salernitana riesca a fare risultato».

Ti aspettavi un inizio di stagione così brillante della Salernitana? Secondo te, dove potrà arrivare?

«Mi auguro più in alto possibile. Intanto, partire bene è importante. Dopo la brutta stagione da poco conclusa, c’era bisogno di un po’ di entusiasmo e, senza dubbio, i risultati aiutano. Sono contento che si trovi al secondo posto in classifica e spero possa mantenere questa posizione fino alla fine».

Sei transitato a Salerno in tre occasioni diverse. Le prime due nell’era Lombardi e l’ultima in quella Lotito-Mezzaroma. Quali sono i ricordi più belli delle esperienze vissute in maglia granata?

«Di ricordi belli ne ho vissuti parecchi, dalla promozione alle salvezze in Serie B. Un’esperienza bella e importante, che porterò per sempre nel cuore».

Cosa si prova a passare da “senatore” indigesto e criticato a capitano con pieno merito della squadra?

«Dipende sempre dai momenti in cui ci si trova. Quando arrivai la prima volta, ahimè, c’erano delle situazioni particolari che non mi consentirono di esprimermi al meglio. Quando le cose vanno male, il malumore influisce sia sulle prestazioni che sul rapporto con i tifosi. Sono contento del fatto che la gente mi abbia dato una seconda opportunità al mio ritorno. Hanno messo alle spalle ciò che era stato e mi hanno dato la possibilità di dare un contributo alla causa, giudicandomi sul campo. Questa è, senza ombra di dubbio, la più grande soddisfazione provata nell’esperienza a Salerno. Non posso far altro che ringraziare i tifosi per tutto questo».

A proposito di ciò, qual è il ricordo più bello legato ai tifosi?

«Impossibile sceglierne uno soltanto. Nelle partite importanti la gente ha sempre risposto presente riempiendo lo stadio, consentendoci di giocare in atmosfere magiche. Anche quando abbiamo vinto il campionato nel 2014-2015, vedere tutta quella gente in strada ha rappresentato una dimostrazione d’affetto importante. Ripeto, non posso far altro che ringraziare i tifosi per le emozioni che mi hanno fatto provare».

Attualmente, dopo l’esperienza al 3 Fiori a San Marino, sei svincolato. Stai pensando di appendere gli scarpini al chiodo oppure hai intenzione di continuare?

«Purtroppo gli anni passano e si fa sempre più difficile trovare squadra. Fosse per me, comunque, giocherei ancora. Mi trovo nella cosiddetta fase di transizione, in cui devi guardarti intorno e cercare di capire qual è la strada migliore da intraprendere per il futuro».

Grazie Manolo. Un saluto ai tifosi granata?

«Faccio un enorme in bocca al lupo ai tifosi per questo campionato. Spero che possiate rivivere molto presto quelle soddisfazioni che avete vissuto in passato».

SalernoSport24
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