Aniello Aliberti in ESCLUSIVA: «Dopo quel giorno nulla ebbe più importanza». E sui romani…

Salerno è una città che sa guardare avanti, ma quando deve fermarsi a ricordare, lo fa con compostezza. Oggi vent’anni senza Ciro, Peppe, Simone, Enzo. Abbiamo deciso di contattare Aniello Aliberti.

Aniello Aliberti in ESCLUSIVA a SalernoSport24

Nel giorno più triste dell’anno abbiamo la persona della quale la Salerno calcistica ha più nostalgia, Aniello Aliberti. L’ex presidente della Salernitana parla con noi con il cuore in mano del momento più difficile della sua vita da presidente dei granata, da membro ormai onorario della città di Salerno.

Oggi è una di quelle date che non si vorrebbe mai ricordare a Salerno. Lei come visse quel giorno?

All’indomani della sconfitta di Piacenza andai a Milano per passare lì tre giorni. C’era tanta amarezza, quel che stavamo vivendo sembrava il peggio che potessimo sostenere in quelle ore. Salerno non meritava un tale scippo. Ricordo che iniziarono ad arrivarmi delle telefonate in cui mi davano informazioni, anche molto confuse. Solo con il passare delle ore la vicenda iniziava a prendere la sua reale forma, la forma della tragedia. Dopo nulla ebbe più importanza.

Lei, come il sindaco di una città è il primo cittadino, da presidente della Salernitana era il primo tifoso. Ma da primo tifoso avvertiva anche un po’ il senso paterno per quelli che in fondo erano ragazzi?

Qualcuno era poco più che un bambino. Sicuramente sì. Quando si va in trasferta accadono tante cose e si spera sempre che vada tutto bene, e si torni incolumi a casa. Poi abbiamo conosciuto le famiglie, mentre quella di Simone già la conoscevamo con il papà Giovanni. Tante volte ho pensato che magari, se la Salernitana non avesse subito i torti che, invece, ha sopportato, ci saremmo salvati prima. E, magari, tutto quel casino non succedeva… morire per un vedere una partita di calcio, non si può.

Sicuramente ma non dimentichiamo che il calcio è uno Sport e la delinquenza è ben altro. 

Certamente.

Da giovane ero anch’io sotto quello tendono che sicuramente, dopo anni, la farà sorridere. Quello della ‘Banda Bassotti’. A distanza di anni, ripensando a quell’ultimo anno alla guida dei granata, come sta?

Sicuramente l’amarezza resta. Si era deciso che quel 2005 dovesse essere l’ultimo campionato con la nostra proprietà alla guida del club, e in città si sentiva una sola cosa “Se ne deve andare da Salerno”. Faceva male senz’altro ma la Salernitana per me era molto di più. Se non me l’avessero scippata, mai l’avrei lasciata. Quello che siamo stati in grado di fare noi, non l’ha fatto nessun altro. Per cui è facile ricordare con nostalgia anche quei brutti periodi perché ciò che c’è stato dopo non è paragonabile ai nostri 10 anni a Salerno. 

Una frase gira per la città negli ultimi giorni, a sfondo di equivoci, dissipiamo ogni dubbio? Lei e Mezzaroma insieme. 51% lei, 49% Mezzaroma. 

(ride di gusto, ndr) Che fantasia! Non la venderanno mai. E seppur fosse, non la dividerei con nessuno. 

SalernoSport24

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